OGNI PERSONA CHE INCONTRI STA COMBATTENDO UNA BATTAGLIA DI CUI NON SAI NIENTE. SII GENTILE. SEMPRE.

L’emergenza attuale ci sta mettendo tutti sotto pressione, chi ha perduto delle persone care senza poterle nemmeno salutare, chi fa turni estenuanti in ospedale con la paura di essere contagiato, chi ha chiuso la sua attività e non sa quando la riaprirà, chi deve comunque lavorare perché gli viene imposto ma ha paura.

Difficile in questo momento ragionare rimanendo lucidi, le emozioni che proviamo sono spesso rabbia, diffidenza, paura, emozioni che ci portano a giudicare tutto e tutti in modo cinico e superficiale. Proviamo invece a scendere in profondità, a cercare quel poco di empatia che ci é rimasta e portiamola in superficie…

Avete mai avuto un attacco di panico? Un’angoscia tale da farvi pensare di essere prossimi alla morte. Pensate sia un evento che interessa poche persone? Purtroppo no… moltissime persone soffrono di attacchi di panico e di ansia e la maggior parte di loro non lo dicono neanche ai familiari per paura di essere giudicati. Quindi cosa fanno? Cercano un modo per tenere sotto controllo quest’ansia travolgente e l’attività fisica è uno di questi.
E la depressione? Quanti di voi pensano ancora che equivalga a “essere un po’ giù di morale”? Purtroppo è una malattia vera e propria, trattata spesso e inevitabilmente con psicofarmaci, ai quali però viene sempre più frequentemente  affiancata l’attività fisica per provare a ridurne il dosaggio.

Lavorando come fisioterapista incontro spesso persone infortunate costrette a interrompere o a ridurre il loro sport preferito, anche solo per due o tre settimane. All’inizio comunicavo la necessità di interrompere l’attività come se niente fosse e con eccessiva leggerezza, spesso però mi trovavo davanti persone che iniziavano a piangere o che si agitavano talmente tanto da non permettermi di continuare la seduta. Assurdo, direte voi, cosa sarà mai stare fermi per qualche giorno?

Ho quindi iniziato ad ampliare l’anamnesi per cercare di capire cosa ci fosse dietro a quest’incapacità di fermarsi. Ed è emerso di tutto! Lutti dolorosissimi (figli, coniugi, genitori), figli o genitori con malattie o disabilità gravissime, battaglie contro il cancro durate per anni e che lasciano per tutta la vita una costante paura che possa tornare da un momento all’altro, separazioni dolorose con l’impossibilità di vedere i propri figli… l’elenco potrebbe continuare all’infinito. La corsa e la camminata diventano quindi una medicina, senza la quale l’angoscia ritornerebbe prepotentemente, anche dopo solo pochi giorni.

Avete mai seguito la riabilitazione di una persona che ha avuto un infarto? Sapete quanto dura? Tutta la vita.
É proprio cosi: chi ha avuto un infarto, come chi ha avuto il cancro, convive per tutta la vita con la paura che si possa ripresentare. Cosa fare per ridurre questa probabilità oltre alla cura farmacologia? La risposta è….camminare! Quanto? Minimo due o tre volte a settimana, per sempre! Non so quanto stare fermi un solo mese possa aumentare il rischio cardiovascolare, sicuramente però aumenta in modo esponenziale l’ansia e la preoccupazione della persona che ripone nella continuità del suo programma la speranza di poter continuare a vivere.

Corro da una vita e l’attività fisica mi ha sostenuto in molti momenti difficili, ma neanche lontanamente paragonabili alle disgrazie che moltissime persone hanno avuto o stanno vivendo, e per questo motivo mi ritengo fortunata. Non corro né vado a camminare dal giorno in cui è stata imposta la limitazione dei 200m di distanza dalla propria dimora, non perché creda che la pratica di queste attività sia assurda ora, ma perché voglio lasciare spazio a chi ne ha veramente bisogno perché teme di ricadere nel vortice della depressione o di altre malattie e di non riuscire più ad uscirne.

Quindi, prima di insultare dalla finestra una persona che cammina o corre sotto casa vostra, fermatevi un attimo, cercate di pensare a cosa può nascondersi dietro la necessità di girare 20 volte attorno all’isolato e, per favore, almeno per una volta sospendete il giudizio.